Postato da alboblog :: alle ore 03:32 :: di domenica, 11 settembre 2005
Passiamo ora ad esaminare la categoria degli esercenti di imprese commerciali nell’ambito ristretto della spiaggia. Anche in questo caso, si può dire che il litorale non sia altro che una proiezione in piccolo della società in cui viviamo, e dunque, anche in questo caso, avremo riportate tutte le caratteristiche proprie dell’economia mondiale in piccolo, nella spiaggia di Mondello.
Il primo valoroso elemento della sempre solerte e operosa categoria degli esercenti è senza dubbio il venditore di cocco. Voi vi chiederete perché mai in ogni spiaggia che si rispetti vi debba essere un venditore di cocco. Se lo chiedono anche gli studiosi, non riuscendo a dare una risposta. Sarà forse la volontà di fare di ogni spiaggia una spiaggia caraibica? Sarà il fatto che questi poveri lavoratori dovranno pure portare la pagnotta a casa, ogni sera? Sarà che volevano trovare un prodotto originale da vendere? Questa terza ipotesi la possiamo accantonare, vedremo nei prossimi capitoli il perché.

Il venditore di cocco presenta delle caratteristiche fisiche interessanti. In figura potete notare come non si allontani mai dalla sua scodellona, carica all’inverosimile di cocco e ghiaccio. Per portarla agevolmente, tutti i venditori di cocco, tipica professione che si tramanda di padre in figlio, vengono soggetti ad una pratica durissima, ad un tirocinio che comincia in tenera età: Come in passato le donne cinesi avevano fasciati i piedi in tenerissima età per non avere i piedi troppo grandi, come le donne di alcune tribù africane allungano il proprio collo attraverso grossi anelli che indossano fin dalla più giovane età, così i venditori di cocco padri, fanno crescere a dismisura una mano dei figli(non si sa con che tecnica. È un mistero che gelosamente si tramandano), per controllare agevolmente la loro scodellona. Così, dopo anni e anni di apprendimento, dopo anni e anni di deformazione, la mano diventa una manona, con il palmo rigorosamente rivolto verso l’alto. Per rendere l’idea, le dimensioni della mano possono raggiungere quelle di un guantone da baseball. Per quanto riguarda le deformazioni, possiamo citarne altre due: innanzitutto, gli arti inferiori, perennemente sul bagnasciuga, hanno sviluppato dei piedi palmati che consentono loro di spostarsi più agevolmente sul bagnato, ma ciò ha reso loro impossibile la stabilità su un terreno asciutto. Ogni tanto, per svolgere le loro funzioni commerciali, essi si addentrano nelle zone più asciutte e calde della spiaggia, ma solitamente il loro soggiorno è di breve durata per via delle ustioni che potrebbero riportare. Infine abbiamo l’ultima deformazione, questa interna e più psichica che corporale: il venditore di cocco conosce infatti solo due o tre parole in tutto: “cocco”, “coccobellooooo” e “uneuro”(tutte rigorosamente unite!). Non sentirete mai il venditore di cocco parlare di altro o usare termini più complessi.
Nella dotazione del venditore di cocco provetto rientra anche un fondamentale marsupio, fondamentale in quanto è la cassa del venditore di cocco. E anche in questo caso, possiamo dire che Mondello è un mondo in piccolo(del resto è lo stesso nome a dirlo): prima dell’euro i marsupi erano leggeri per via delle banconote da millelire accumulate in esso; oggi, non solo vige la conversione 1000 lire = 1 euro, ma il venditore di cocco sente aumentare il peso del suo marsupio a dismisura, per via del gran numero di monete. Ma il marsupio ha anche un’altra grande funzione: la cinghia che lo lega ai fianchi del venditore di cocco funge da utilissimo appiglio per le pinze(quelle per gli spaghetti, riciclate per il suo scopo commerciale), con cui l’esercente preleva il pezzo di cocco per porgerlo al cliente(credevate che usasse le mani?). E’ un vero spettacolo della natura assistere alla perizia con cui il venditore, prima di consegnare il pezzo di cocco, inclini il palmo della sua manona, in modo da far fuoriuscire dalla scodella un filo di acqua gelata per rinfrescare il cocco, dopo che si è cotto al sole per giorni e giorni.
A questo proposito si narrano inquietanti leggende metropolitane su questa categoria: si dice che alcuni venditori inesperti ogni tanto si lascino sfuggire pezzi di cocco per la spiaggia: ebbene, alcuni raccontano che il venditore, dopo essersi attentamente guardato intorno, abbia raccolto il pezzo di cocco sporco di sabbia e l’abbia sciacquato con acqua di mare. Non sappiamo quanto siano attendibili queste voci, ma noi ne diamo atto, sperando di non dover mai assistere con i nostri occhi a cotali scene.
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Postato da alboblog :: alle ore 00:26 :: di domenica, 28 agosto 2005
Parallelamente a quanto avviene con il genere maschile di questa specie, ad una prima osservazione non si può non rimanere spiazzati; sembrerebbe quasi che ci sia stata un’inversione delle caratteristiche comportamentali: se un tempo il ruolo del bullo apparteneva al maschio, oggi invece non è difficile trovare questo comportamento nelle femmine di Giovane d’Oggi. Analogamente, i maschi sono ormai più vanitosi delle stesse Giovani. Comunque non si può certo dire che siano sciatte o poco curate nell’aspetto estetico. E’ possibile affermare tutto il contrario.
Prima di soffermarci sulle varie tipologie, è doveroso ricordare come, a differenza delle altre specie fin qui descritte, i Giovani d’Oggi, maschi e femmine, appaiono slegati dalle altre razze: mentre è possibile che una logorroica sia anche banchettante o giocatrice d’azzardo, apparentemente i Giovani d’Oggi fanno vita a sé; ciò non toglie che con gli anni, possano trasformarsi di punto in bianco in un’altra specie tra quelle menzionate.
Anche nel caso delle Giovani d’Oggi, è possibile individuare diverse tipologie, come si evince dalla figura. Tutte comunque sembrano maledettamente corrispondere alla figura di donna non proprio positivo, cantato da Elio e le Storie Tese in “La follia della donna”.

Il primo tipo di Giovane d’Oggi è indubbiamente il leader, colei che ha più palle che altro(nonostante magari finga bene la presenza di altri attributi). La si riconosce per l’esiguità del bikini, di solito nero, molto stringato per far notare di più le floride forme. A questo proposito è da notare come si tratti di forme in certi casi anche molto piacevoli, nonostante l’età delle suddette Giovani possa provocare qualche lieve problemino di carattere penale per il maggiorenne che volesse provarci. Dicevamo, il costume ridottissimo e che sta su in virtù di non si sa quale forza fisica, soprattutto lo slip: si sospetta che vi possano essere delle strane escrescenze che facciano da gancio al costume, cosicché non scivoli ancora più in basso. Allo stato dei fatti si tratta solo di un’ipotesi; il sottoscritto non ha potuto ancora valutarne la fondatezza, per via dei problemi di carattere penale di cui sopra. Altro carattere distintivo della Giovane Dominante è la sigaretta perennemente in bocca, esibita e ostentata. Il fuma-fuma è infatti una delle attività preferite di questi soggetti; sono sconosciute le motivazioni che portano le Giovani a tenere questo tipo di comportamento, sta di fatto che le Giovani Dominanti spesso fortificano questo loro ruolo di leader grazie alla voce rauca, gentilmente offerta dalle sigarette di cui sopra. Sfoggiano poi gli imperituri occhialoni a mosca e come i maschi, hanno una tendenza a portare i capelli lunghi davanti, rendendo la loro visibilità pari a quella di un esploratore che avanza in una foresta di mangrovie.
Completa il quadro un videofonino dell’ultima generazione, possibilmente con le migliori suonerie tra Tiziano Ferro, i Blue e qualche successo da discoteca. Da non dimenticare nemmeno il frasario di queste creature, che, in quanto leader, non ha nulla da invidiare a quello del sesso maschile. Anzi c’è una certa propensione a utilizzarli anche in combinazioni che prevedono una preponderanza del turpiloquio sulle parole normali.
Il secondo tipo è la Giovane Membro Onorario del Club della Moda. Dalla denominazione appare chiaro quale sia l’interesse fondamentale di questo tipo di Giovane. Per lei la spiaggia è un’enorme passerella, le sue simili(non tutte, ovviamente) sono rivali che vogliono toglierle lo scettro di reginetta della moda. State certi che l’ultima tendenza in fatto di moda, l’ultimo grido, l’ultima novità, per lei sarà già superata, perché lei sa tutto prima, lancia le mode e intuisce quale sarà la tendenza successiva. La riconoscete da varie caratteristiche: una corporatura più filiforme rispetto alla Giovane Dominante; spesso filiforme è anche un eufemismo, visto che si tende ad andare verso l’anoressia; sfoggia un trucco particolarmente evidente, caratteristica questa che preclude alla Giovane di Tendenza qualsiasi contatto con l’acqua salata; capelli freschi freschi di parrucchiere, tenuti raccolti in una coda o all’indietro grazie ad una fascia; bikini ipergriffato, il cui prezzo è inversamente proporzionale alla superficie di pelle che riesce a coprire; pareo o gonnellino per coprire le nudità nelle eventuali sortite al di fuori della spiaggia, rigorosamente in tinta con il resto e infine… ciò che la eleva al di sopra dei comuni mortali, quel simbolo di ribellione e di autonomia che la rende diversa da tutte le altre: il TATUAGGETTO! Si tratta di un tatuaggio di infima portata, da lontano lo si potrebbe scambiare per una mosca spiaccicata, ma in realtà è quanto di più trasgressivo la Giovane di Tendenza si possa permettere! Ovviamente, questo scatena nelle rivali un terribile spirito di emulazione, per cui, di lì a poco vedrete farfalline o delfini tatuati sui polsi o sulle caviglie di tutte le Giovani di Tendenza. E se mai si stancheranno, come dice il buon Elio, non potendolo rimuovere, ne faranno uno più grosso.
La Giovane di Tendenza ha tra l’altro l’abitudine di allietare le vostre orecchie con l’interminabile narrazione delle sue interminabili sessioni di shopping; da questo punto di vista dimostra una buona memoria, ricordando alla perfezione tutti i capi di vestiario, nonché le scarpe e gli accessori visti nei vari negozi. Riesce a ricordarne i minimi particolari, colori, taglie e prezzi. Un ottima memoria, non c’è che dire.
Infine, merita una menzione un sottotipo anomalo tra le Giovani d’Oggi: la Bruttina Realistica. In ogni compagnia che si rispetti infatti è possibile trovare il brutto anatroccolo; la comitiva delle Giovani d’Oggi non può dirsi certo un’eccezione a questa regola. Spesso potrete vedere al seguito delle Dominanti o delle Giovani di Tendenza, delle ragazze un po’ più schive, taciturne… sicuramente non grandi esempi di bellezza, ma destinate a migliorare con gli anni. Attenzione però a non sopravvalutare l’aspetto estetico; esistono delle ragazze effettivamente brutte che sono convinte di non esserlo e si atteggiano come i due tipi descritti in precedenza. Esistono anche le ragazze con una maggiore consapevolezza dei loro difetti. Vorrebbero essere più snelle, socievoli, estroverse come le loro amiche, ma si sentono inferiori e si barricano dietro ad un silenzio sommesso, occhi bassi, un sorriso appena accennato. Tendono comunque a sfoggiare alcuni segni distintivi del gruppo a cui appartengono(gli immancabili occhialoni, per esempio). Preferiscono restare più coperte delle loro coetanee e non si fanno particolari problemi nel praticare le tipiche attività balneari, non dovendo badare ai capelli appena fatti o al trucco. Da questo punto di vista dimostrano un maggiore pragmatismo; se si va al mare, non c’è bisogno di mettersi quattro chili di trucco o andare prima dal parrucchiere. Mostrano spesso uno sguardo assente, nulla di cui stupirsi, considerando che da troppo tempo la loro povera mente è obnubilata dagli intelligentissimi discorsi delle sue amiche. La solidarietà dell’Autore va a quest’ultima categoria di Giovani.
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Postato da alboblog :: alle ore 00:21 :: di mercoledì, 24 agosto 2005
Si tratta di una specie molto mutevole, non tanto perché negli anni precedenti non esistesse, ma più che altro, perché va adattandosi all’ambiente esterno e alle leggi della moda. E’ questa infatti la caratteristica che contraddistingue i Giovani d’Oggi: sono maledettamente trendy, troppo di tendenza! Altra caratteristica è quella di avere comportamenti differenti dagli appartenenti alla stessa specie ma di sesso femminile. Per questo sarà necessario affrontare la descrizione dei Giovani d’Oggi, distinguendoli per sesso.
Paradossalmente, si potrebbe a prima vista pensare di fare confusione tra soggetti di sesso maschile e di sesso femminile; per fortuna intervengono le differenze anatomiche che permettono di distinguere le due categorie. Se non ci fossero nemmeno queste, si potrebbe affermare che il maschio appartenente ai Giovani d’Oggi è vanitoso quanto il suo omologo femminile… anche di più, in molti casi! E questo è un particolare che il naturalista nota e sottolinea, visto che fino a qualche tempo fa, il Giovane d’Oggi aveva uno scarso interesse per il look, soprattutto per ciò che riguarda l’aspetto fisico o magari aveva i suoi parametri di bellezza, totalmente difformi dal comune sentire. Oggi invece sembrano usciti direttamente da Mtv o dal “Grande Fratello”, il genere del truzzo si sposa perfettamente con il tipo che “ci sta troppo dentro”; ma esaminiamo nello specifico come si presentano questi esemplari. Bisogna considerare prima di tutto che sono diverse le caratteristiche esteriori del Giovane d’Oggi e queste possono combinarsi in diversi modi. Noi esamineremo tre diversi tipi, quelli che potete osservare in figura.

Il primo è in tenuta da strada, anche se è anche possibile vederlo aggirarsi così per la spiaggia; questo primo esemplare si riconosce per la sgargiante t-shirt a righe variopinte con un numero di scritte che non deve mai scendere sotto le tre unità. Probabilmente con questo esempio di moda di alto livello il giovane vuole elevarsi dalla media dimostrando di saper leggere e di aver scelto questa casacca per farlo notare in giro. Altro elemento fondamentale sono i pantaloni bracaloni, di cinque taglie più grandi, così adatti alla spiaggia! Mediamente, il giovane trascina quintali di sabbia fuori dalla sua sede naturale, con grande felicità dei parenti con cui divide la sua dimora; questi saranno indubbiamente felici di vedere trasportata a casa una parte del litorale. Passiamo a due elementi distintivi dei Giovani d’Oggi: gli occhiali da mosca, utilizzati anche in condizioni di visibilità piuttosto scarse. E in fondo è meglio se li tengono sempre addosso, nascondendo uno sguardo vacuo e assente. tra l’altro, se non ci fossero, lo sguardo sarebbe occultato sempre da lunghissimi capelli che cadono sulla fronte e oltre; capelli tagliati appositamente così, per il sano piacere di non vedere nulla, per provare l’ebbrezza di vedere come un Terranova. Altro segno distintivo è la collanona di biglie dal diametro minimo di due cm, direttamente dalla serie de “Gli Antenati”. Evidentemente sono anch’esse molto trendy.
Passando al secondo tipo, ci troviamo di fronte alla variante secca come un profugo della Corea del Nord, per via della sua impressionante forma fisica. Probabilmente si nutre d’aria, non potendo investire i suoi risparmi in cibo, dovendo comprare capi griffati. Questo secondo modello di Giovane d’Oggi si caratterizza per i boxer hawaiani rigorosamente oversize. Una volta in spiaggia si portavano gli slip. Magari per qualcuno era un costume un po’ eccessivo per via di una forma fisica leggermente generosa; quindi sono comparsi i boxer. Ma ora, l’invenzione più geniale è tra noi: boxer che arrivano sotto il ginocchio e in alcuni casi alla caviglia! Signori, questa è moda! E il Giovane d’Oggi fa di più: in ossequio al dettame per cui nell’abbigliamento da strada è d’obbligo mostrare la mutanda dai pantaloni, questi piccoli figli di Armani hanno lanciato una nuova moda: il boxer a vita bassissima con sotto lo slip o un altro costume aderente, con marca in vista. Ogni commento appare superfluo. Si dice che sia necessario abbigliarsi così, portando i boxer che usano i surfer; ma dubitiamo che codesti Giovani sappiano stare anche a quattro zampe su di una tavola da surf. Tutto questo si accompagna ad un must per ogni Giovane che si rispetti: l’infradito. Molti naturalisti si interrogano sul perché questa calzatura riscuota così grande successo, essendo obbiettivamente scomoda e pure abbastanza inguardabile. Ci si chiede spesso se non arriverà mai l’ora di rivalutare le scarpe di plastica trasparente, quelle che lasciavano il segno arrugginito della fibbia sul piede. Almeno quelle sono difficili da perdere per strada, sullo scooter, come spesso succede. Completano il quadro i soliti occhiali, una capigliatura a cresta che resiste anche all’acqua del mare(che già di per sé contiene una grande quantità di solventi che dovrebbero distruggere qualunque gel o cemento il Giovane applichi sulla sua chioma) e piercing disseminati in ogni dove. Sono questi elementi necessari, in quanto fanno da zavorra al Giovane d’Oggi, che, se sprovvisto, volerebbe via al minimo soffio di vento.
Chiude la nostra rassegna la variante palestrata, lampadata, insomma quello che tiene sia all’aspetto fisico ma non rinuncia(o comunque rinuncia meno degli altri) alla sua virilità. Di solito presenta un fisico tarchiatello, ma comunque impostato, testimone di interminabili sedute in palestra e di chissà quanti steroidi assunti, capelli, anche tinti, che coprono totalmente gli occhi, quasi a sottolineare l’intelligenza di questo essere, anelli al naso, boxer che stanno su in virtù di non si sa quale grazia divina, un colorito che va dal colore “ustione in un lettino a raggi uv” ad un “nero da nigeriano ustionato a ferragosto”. Questo esemplare non ama riempirsi di piercing, preferisce tatuaggi, possibilmente tribali o ancora ideogrammi che dovrebbero comporre il suo nome in cinese e che in realtà significano “grandissimo figlio di zoccola”(tanto chi lo sa il cinese?). Quest’ultimo esemplare ama circondarsi di avvenenti esponenti femminili di Giovani d’Oggi, narrando qualunque storia trasgressiva che lo vede come protagonista. Storie ovviamente poco probabili.
Non è necessario soffermarsi sugli aspetti psicologici, visto che numerosi esami hanno dimostrato che l’encefalogramma di questi soggetti è irrimediabilmente piatto.
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Postato da alboblog :: alle ore 12:31 :: di domenica, 21 agosto 2005
Assieme ai Banchettanti, quella dei Giocatori d’Azzardo è un’altra delle colonne portanti della fauna di Mondello. Senza questa specie, si potrebbe pensare di essere in un altro luogo e non sulla ridente spiaggia preferita dai palermitani. Come nel caso dei banchettanti, anche i Giocatori d’Azzardo vivono, si spostano e, naturalmente, giocano in comunità. Si tratta di assembramenti di persone (4 come minimo) che nella vita non hanno altro scopo, se non quello di dilapidare il loro stipendio, giocandoselo a carte. Tutti potranno a questo punto notare che non si tratta di una specie tanto singolare, visto che sono molte le persone colpite da questo difetto; ma la particolarità è che Mondello è il luogo di ritrovo estivo per questi figuri. Addentrandosi nei cortili, oltre la battigia, oltre le tavole imbandite, là dove non batte il sole, sorgono come funghi tanti ombrelloni, con sotto tavoli con tanto di panno verde(che fa molto casinò), con varia umanità che prova piacere a rovinare economicamente il prossimo(ma tanto è un gioco)! Molti studiosi pensano che codeste bische siano la versione estiva delle fantastiche bische che potete ammirare nelle mattine soleggiate d’inverno presso le panchine di Piazza Indipendenza. Vi sono delle sostanziali differenze: a Mondello vi è una maggiore organizzazione e in secondo luogo, le bische di Piazza Indipendenza sono aperte solo agli over 70, i tavoli da gioco di Mondello sono accessibili a tutti e vi s’incontra la più varia umanità.

E’ comunque provato che i Giocatori d’Azzardo sono affetti da una grave forma di dipendenza da carte da gioco. Illustri scienziati hanno provato ad isolare un gruppetto di Giocatori in una stanza vuota, senza alcun mobile, ma solo con dei fogli di carta e delle matite: ebbene, i Giocatori rinchiusi là dentro, con dei fogli hanno realizzato un rudimentale mazzo di carte e con quelli rimasti hanno realizzato delle cambiali da usare al posto dei soldi(di cui erano stati privati all’entrata). Come si può intuire, si tratta di un’ossessione, una dipendenza da gioco praticamente inguaribile.
Al di fuori delle sale in cui sono stati condotti questi esperimenti, possiamo notare che i Giocatori presentano delle caratteristiche comuni: padroneggiano in modo impeccabile un numero imprecisato di giochi di carte(si parte sempre da un minimo di 4), si vantano di essere campioni imbattibili a scopone scientifico(se perdono è colpa del loro compagno), dilapidano l’intero stipendio in questa simpatica attività! Anche per loro la spiaggia non è un luogo in cui il suolo sabbioso incontra l’acqua del mare, ma il luogo ideale per piantare ombrellone e tavolo verde e poi giocare. A proposito del tavolo è da notare l’intelligenza di questa specie: la spiaggia, si sa, offre mille comodità, ma presenta delle difficoltà tecniche, soprattutto nelle giornate ventose; il Giocatore d’Azzardo ha risolto il problema del vento che smuove le carte o le banconote(specie quelle di grosso taglio) applicando ai bordi del tavolo degli elastici sufficientemente larghi, in modo da inserire tra l’elastico e la superficie del tavolo tutto ciò che il vento potrebbe portare via. Si tratta di un’idea eccezionale, considerando che in altre zone, i Giocatori d’Azzardo usano ancora sassi come fermacarte.
Quella dei Giocatori è una specie mista ed eterogenea, molto pacifica soprattutto nel momento del gioco, anche se questo può portare a parossismi: la troppa tensione, generata da vincite troppo alte da parte di una persona sola può ingenerare sospetti di scarsa lealtà; in questi casi la reazione del Giocatore può essere davvero feroce: numerose sono le amicizie terminate in tragedia per un mazzo di carte con cinque assi! Tra l’altro, si deve ricordare come al rito della giocata partecipino più gruppi familiari, appartenenti a diverse cabine: l’eventualità di un litigio potrebbe portare ad una guerra interna al cortile stesso, con morti, feriti e l’esilio del gruppo soccombente.
E’ singolare notare la presenza di appartenenti al gruppo dei Giocatori d’Azzardo che mai e poi mai andrebbero in spiaggia, se non per giocare: li riconoscete dal fatto che rimangono sempre vestiti e sembra che non sappiano cosa sia il costume da bagno. Appartengono tanto al sesso maschile quanto a quello femminile: il primo sfoggia la mise da impiegato con camicia bianca a righine nere, pantaloni neri e mocassino di pelle nera; la seconda è caratterizzata da un vestitino a fantasia floreale che definire sorpassato è già un bel complimento, gioielli a mai finire(probabilmente da impegnare in caso terminino i contanti), capelli freschi freschi di tintura nera e un’età imprecisata, di sicuro non inferiore all’ottantina.
Sono stati avvistati recentemente(nemmeno un mese fa) degli esemplari di Giocatori d’Azzardo fino a quel momento mai visti: si trattava di un gruppo di Giocatori sordomuti! Lo stupore e l’entusiasmo dei naturalisti è stato immenso, di fronte a questa meravigliosa scoperta. E’ chiaro che l’autore di questo saggio non ha nulla contro i portatori di handicap, né tantomeno vuole prenderli in giro, perché anche loro(anzi loro soprattutto) hanno diritto di divertirsi. Si vuole qui sottolineare il potere di aggregazione sociale del gioco delle carte, che supera anche le difficoltà di espressione e di comunicazione.
Infine, merita di essere ricordata ancora una volta la totale estraneità di questi esseri alla vita da spiaggia, tanto che si possono incontrare tavoli da gioco gremiti anche in quei rari casi in cui il mare è talmente mosso che vengono issate le bandiere rosse, segno che non è possibile o è quantomeno rischioso fare il bagno.
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Postato da alboblog :: alle ore 16:50 :: di mercoledì, 17 agosto 2005
Osservando questa curiosa specie, la prima domanda che vi si proporrà sarà: “Ma com’è che in Italia siamo a rischio di crescita zero?” Eh già, la domanda è corretta, in quanto la Madre (troppo) Prolifica, da sola, sembrerebbe garantire secoli e secoli di discendenza per l’italica stirpe; ma a questo punto, è d’obbligo la descrizione.
Essere femminile di solito piuttosto giovane(ha un’età imprecisata che va dai 25 ai 40 anni), vanta un numero imprecisato di figli, mai inferiore ai tre. Sarebbe anche dotata di un fisico prestante, ma dopo la terza gravidanza, nemmeno Madonna riuscirebbe a mostrare un fisico asciutto e scattante, figuriamoci la Madre (troppo) Prolifica. Mostra dunque evidenti segni di cedimento, che comunque non la turbano più di tanto, anzi sono la prova del suo maggiore vanto, ovvero i figli. E’ infatti la prole il centro di gravità intorno al quale ruota la vita di questo essere: la vedrete trasformare la propria cabina in una nursery, la doterà di arredamento consono ai suoi pargoletti con tante sedioline, tavolini, insomma, la casa ideale per i sette nani. La Madre (troppo) Prolifica è inoltre dotata di un eccellente servizio di catering, per non lasciare digiuni i suoi figlioletti. Riteniamo che, quando saranno cresciuti, la Madre (troppo) Prolifica, potrà evolversi in Banchettante e passare il resto dei suoi giorni a sfornare pranzi pantagruelici da consumare obbligatoriamente in spiaggia.

Una curiosa caratteristica della Madre (troppo) Prolifica è la sua calma olimpica. La vedrete spesso con il suo pancione d’ordinanza, attorniata dai figli che giocano con lei, su di lei, tra di lei, la torturano, la coprono di sabbia, le fanno ombra quando vuole prendere un po’ di sole, la colpiscono a pallonate, ma lei imperturbabile, con un gioioso sorriso non farà una piega, anzi sembra gradire: “sono piccoli, è normale che facciano così”, la sentirete spesso dire.
Altra caratteristica frutto dell’evoluzione è il possesso di un udito al di fuori del normale, che filtra le grida e il pianto dei propri figli in situazioni critiche(per esempio quando sono a distanza ravvicinata, con esiti distruttivi per persone dotate di uditi normali), ma capace di sentire il richiamo dei figli sulla lunga distanza. L’attaccamento ai figli può essere anche causa di pericolo per chi, volontariamente o involontariamente sfiori appena i pargoli della Madre (troppo) Prolifica. Questa, in situazioni del genere, può diventare davvero feroce e spietata, anche quando un vero pericolo non sussista. Oggetto di queste pericolose aggressioni sono soprattutto i Fanatici della Pallavolo, che in più occasioni possono sfiorare i bambini che sguazzano sul bagnasciuga.
E’ capitato spesso che diverse Madri (troppo) Prolifiche si siano incontrate sulla spiaggia e abbiano dato vita a veri e propri asili nido; è vero tuttavia che spesso possono nascere delle ostilità tra i bambini che coinvolgono ovviamente le stesse madri, che possono scatenare tutta la ferocia che normalmente usano contro chi maltratta i loro pargoli. L’istinto della madre opera in modo evidente in questa specie.
Ma la Madre (troppo) Prolifica non è del tutto autosufficiente; la sua stessa prolificità è causata dallo stato di benessere in cui vive. E’ un dato immediatamente riscontrabile: di solito i suoi figli si tolgono pochi mesi. Ciò significa che, terminata una gravidanza, ne comincia una nuova; a questo proposito si pensa che la gestazione della Madre (troppo) Prolifica sia più breve di quella della donna comune; il perenne stato di gravidanza fa sì che non abbia materialmente il tempo di svolgere una qualsiasi attività lavorativa. Dunque deve fare affidamento su un marito particolarmente benestante. A proposito di questo, bisogna dire che di solito è un essere appartenente alla categoria delle lucertole, con slippino quasi invisibile con tanto di gancio laterale, per sfilarlo con più facilità all’occorrenza. Si presenta con un’espressione soddisfatta in viso, probabilmente per l’orgoglio di avere una tale prole e poi anche per la sua attività sessuale che è dimostrata dall’ingente numero dei figli.
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Postato da alboblog :: alle ore 12:24 :: di domenica, 14 agosto 2005
Razza assolutamente innocua e pacifica, quella delle Lucertole non è caratteristica unica della spiaggia di Mondello, essa è presente anche in altre spiagge e il fatto di ritrovarla anche in questo luogo, fa sì che Mondello, dopo tutto possa essere definita ancora come spiaggia.
La caratteristica fondamentale delle Lucertole è quella di stare perennemente sotto i raggi del sole. L’allusione ai noti rettili è dovuta proprio a questa caratteristica. La Lucertola solitamente predilige la spiaggia, perché rende più comoda la sua permanenza spropositatamente lunga sotto il sole. E’ vero che esistono anche Lucertole di scoglio, questo essere è infatti molto versatile e si adatta facilmente a diverse tipologie di terreno. All’aspetto si presenta con un evidente colore bronzeo, se non marrone bruciacchiato, frutto delle ore trascorse a macerarsi sotto il sole. Dopo la sua prolungata esposizione giornaliera tenderà ad assumere un colore violaceo, dovuto in massima parte all’unione del suo colore naturale, con il rossore per l’esposizione al sole. Non presenta altre caratteristiche fisiche, nel senso che esistono lucertole di ogni tipo e dimensione. E’ riconoscibile per lo più dal colore della pelle e dalle sue abitudini. Molto metodica, la Lucertola si espone al sole nelle ore in cui si consiglia normalmente di ripararsi da esso, ovvero dalle 11 alle 15. Se chiedete ad una Lucertola il perché di questa sua abitudine, vi risponderà piuttosto seccata che ha sempre fatto così; la Lucertola inoltre si vanta del fatto di non usare alcun tipo di crema solare con filtri protettivi o al massimo di usare olio abbronzante per aumentare l’effetto del sole. A questo proposito, esistono delle distinzioni tra le Lucertole: esiste la Lucertola che disdegna questi prodotti e, sin dal primo giorno, si fa abbrustolire dal sole senza un lamento ed esiste un tipo di Lucertola(di solito di sesso femminile) che ha qualsiasi prodotto abbronzante, li colleziona e li usa con grande piacere personale, dandosi così una profumazione intensa e a tratti disgustosa(specie se c’è l’aroma di cocco), capaci di attirare gli orsi come succede con il miele o le api, con grande divertimento dei bagnanti.

Una particolarità della Lucertola è il fatto di essere presa da un principio di morte apparente ogni qualvolta si distende al sole. I battiti del suo cuore diminuiscono, il respiro rallenta, i muscoli si rilassano (specie quelli facciali, onde evitare che il nero dell’abbronzatura sia interrotto da qualche ruga che tracci un poco estetico solco bianchiccio), insomma, un bagnante poco esperto potrebbe giurare che si tratti di cadaveri abbandonati al sole. Lo stato di morte apparente è tale che nemmeno se colpito accidentalmente da qualche Fanatico della Pallavolo, il nostro si scomporrà: la sua reazione più spropositata si risolverà nell’inarcamento di un sopracciglio, un sollevamento quasi impercettibile della testa e una mano aperta a significare: “Ok non mi hai fatto nulla, ma cercate di fare più piano, se no la prossima volta non so cosa succede, poi con tutto lo spazio che c’è proprio su di me dovete giocare?”. Altra caratteristica particolarmente evidente è la capacità di orientarsi costantemente in direzione del sole: movimenti impercettibili, probabilmente resi possibili da particolari muscoli dotati di funzioni motorie situati sulla schiena, rendono possibile una rotazione del corpo della Lucertola che permette di ottenere la massima abbronzatura. La Lucertola, da questo punto di vista svolge un’utile funzione sociale per tutti coloro che dimenticano l’orologio a casa: essa può fungere infatti da meridiana, a seconda della sua posizione potrete intuire l’ora con un minimo margine di errore.
Nuovi studi in proposito, infine dimostrano l’esistenza di una specie, appartenente al filum delle Lucertole, che estremizza alcuni comportamenti della Lucertola classica. Questa specie infatti è caratterizzata dalla passione spropositata per il sole, il mare, la tranquillità e il silenzio. Per questo motivo rifugge la spiaggia e a bordo di un materassino, raggiunge luoghi isolati, come le boe che fissano il limite delle acque sicure, situate ad una certa distanza, tale da scoraggiare i bagnanti comuni che non possono certo affaticarsi tanto per raggiungere a nuoto punti così lontani. In questi luoghi questa specie di Lucertola trova il suo habitat ideale, anche se può essere disturbato anche in questi luoghi. L’asocialità di questa specie è massima, come massima è la sua abilità nell’orientarsi rispetto al sole, nonostante la poca stabilità che ha in mare.
L’autore del Bestiario si fregia di appartenere a quest’ultima categoria di Lucertole.
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Postato da alboblog :: alle ore 18:11 :: di mercoledì, 10 agosto 2005
E’ questa una delle specie più frequenti da vedere nella spiaggia di Mondello. Non vederla significa che qualcosa di grave ha sconvolto l’ecosistema di Mondello. Si tratta di una specie appartenente alla categoria dei Pachidermi, anche in questo caso si nota una maggiore prevalenza della femmina sul maschio a livello familiare e di conduzione del menage. La loro occupazione fondamentale è quella di cibarsi, sfamarsi, ingozzarsi, strafogarsi con ogni cosa che sia lontanamente commestibile. La loro vita si svolge in funzione di questo sacro momento e, pertanto, la loro giornata tipo si svolge in modo molto metodico con rare variazioni di programma. L’insediamento sul territorio di loro competenza(il naturalista esperto noterà che ricorrono alcune caratteristiche del Bagnante Invadente) precede il posizionamento degli elementi fondamentali per la loro vita: ombrellone con diametro esagerato, tavolino di plastica per otto persone con pratico foro per far passare l’asta dell’ombrellone, sedie in plastica o in legno pieghevoli. Intorno a questa postazione si svolge la vita dei Banchettanti.

Il Banchettante è un essere sedentario, difficilmente si muove dal posto assegnatogli, se non per compiere il tragitto ombrellone-bar(per ingannare il tempo tra un pasto e l’altro, il Banchettante è uso saccheggiare il bar sulla spiaggia) o il tragitto ombrellone-mare(per espletare i suoi bisogni fisiologici). Per il resto rifugge il mare, per via del suo perenne stato di digestione e la conseguente paura di rischiare una congestione nel caso si immergesse. Trascorre gran parte della giornata seduto sulla seggiola a divorare ciò che la moglie, la madre o ancora la sorella o la figlia gli hanno preparato. Il banchetto può durare fino a notte inoltrata. Un alimento che costituisce il pilastro nutritivo di questo bizzarro essere è la Pasta Col Forno. Non si tratta di un errore, il Banchettante(come del resto il buon palermitano d.o.c.) non conosce un piatto che si chiami “pasta al forno”, egli conosce e rispetta soltanto la “Pasta col Forno”. Se gli parlate della prima, tenderà a pensare che lo stiate prendendo in giro. La Pasta col Forno già di per sé rappresenterebbe un piatto completo, essendo composta da: anelletti al sugo, caciocavallo, formaggi vari, ripieno di ragù o nella, variante vegetariana, melanzane fritte a tocchetti. Il Banchettante ne è ghiotto, ma la combina con ulteriori cibi che da soli riempirebbero per tre giorni: cotolette, cotolette ripiene, fette di melanzane a cotoletta, salsiccia, involtini, caponata e via dicendo. Si tratta di cibi preparati ad arte dalla femmina del Banchettante, spesso preparati ad arte; fare dei complimenti alla cuoca, significa farla più felice di qualsiasi altro essere vivente presente in spiaggia. Il Banchettante in genere rifugge i cibi pronti; esistono però delle eccezioni: sulla tavola del Banchettante non può mai mancare il celeberrimo Panino con Panelle o con Panelle e Crocchè. Esaminiamo da vicino questi strani alimenti. Le panelle sono un impasto di farina di ceci ed acqua, fatto rapprendere come si fa con la polenta, fatto a fette e fritto. Le crocchè sono le classiche crocchette di patate, ma il palermitano si fregia di usare un francesismo. Possono anche essere consumate nel classico “coppo”(involucro di carta piuttosto doppia a forma di cono rovesciato), ma anche in mezzo al pane. Il Bagnante compra queste leccornie alla friggitoria più vicina o ancora presso le friggitorie accomodate alla bell’e meglio nei “Lapini” (vedi infra). Altro genere alimentare amato dal Banchettante è la rosticceria in genere: dalla pizzetta al calzone fritto; tendenzialmente preferisce i pezzi di rosticceria più fritti e unti, insomma, se non grondano olio, il Banchettante ne rifugge inorridito. E’ da segnalare comunque una nota rassicurante(anche se non si sa quanto possa essere utile): il Banchettante non fa mai mancare sulla sua tavola della frutta di stagione, quasi fosse conscio dei fiumi di colesterolo ingeriti in poche ore. Si tratterà probabilmente di un antico retaggio impresso nel suo DNA, un comportamento istintivo ereditato dall’ Homo Panormitanus Neanderthalensis, che viveva solo della raccolta di bacche e frutti, che consumava avidamente quando usciva dalle grotte del Monte Pellegrino nei giorni di festa, quando si recava nelle spiagge paleolitiche.
Si tratta in ultima analisi di una specie mite, pacifica, intenta a godere dei piaceri della tavola. Molto numerosa, non sembra risentire dei problemi dati da un’eccessiva alimentazione; è anche prolifica e l’arte della buona tavola è così trasmessa di generazione in generazione. Un unico appunto agli ignari osservatori di questa specie. Avvicinateli, socializzate pure con loro, ma ATTENZIONE: non gettate su di loro acqua o sabbia nel momento sacro, quello della mangiata; anche una sola goccia o una solo granello di sabbia potrebbe renderli feroci e molto sanguinari.
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